giovedì 17 marzo 2011

LIBIA/ Balbetta l'Onu, Gheddafi alle porte di Bengasi

A 160 km". Decine di morti in Cirenaica

 New York, 17-03-2011
I sostenitori di una no-fly zone sulla Libia vogliono arrivare oggi al voto e all'approvazione della risoluzione presentata e discussa ieri al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che impedirebbe a Muammar Gheddafi di condurre raid aerei contro i cittadini libici. Il colonnello intanto accelera nella riconquista delle città cadute nelle mani dei ribelli: oggi tocca a Misurata, dice in tv. E a Le Figaro chiarisce: "Con i ribelli non tratto".

La televisione al Arabiya ha detto che ci sono almeno 30 morti in un ospedale della città della Cirenaica Ajdabiya e la tv di stato libica ha annunciato che le forze fedeli a Gheddafi sono alle porte di Bengasi.

All'Onu tutto fermo
Mentre Regno Unito e Francia vogliono l'imposizione del controllo aereo, la Russia avrebbe invece dubbi sull'uso della forza contro Gheddafi e altri Paesi, come India e Germania, si sarebbero mostrati titubanti di fronte al piano di embargo presentato dal Libano, unico membro arabo al Consiglio, e appoggiato dalla Lega araba.

Washington prudente ma decisa
Nelle rivelazioni coperte da anonimato di un diplomatico dopo la riunione di otto ore, ieri notte, al palazzo di vetro, l'impotenza e le divisioni della comunità internazionale sulle modalità per fermare Gheddafi. Gli Stati Uniti avrebbero sottolineato come una no-fly zone possa essere pericolosa per i cittadini. Versione confermata dall'ambasciatore Usa all'Onu Susan Rice al termine della riunione: "Siamo interessati a una vasta gamma di azioni per proteggere i civili e aumentare la pressione sul regime di Gheddafi per fermare l'uccisione e per garantire al popolo libico di esprimersi nelle loro aspirazioni in modo libero e pacifico". Tra le misure al vaglio anche "una no-fly zone - ha detto Rice - ma l'opinione degli Stati Uniti è che ... una no-fly zone ha dei limiti insiti in termini di protezione dei civili in caso di pericolo immediato".

Fermare Gheddafi prima che arrivi a Bengasi
"Le forze leali a Muammar Gheddafi hanno fatto notevoli progressi sul terreno.
Sono adesso a soltanto 160 chilometri da Bengasi".
Lo ha detto oggi a Washington il sottosegretario di stato William Burns durante una audizione al Congresso.
Per questo gli Usa avrebbero proposto un emendamento, ottenuto dall'Associated Press, che autorizzerebbe gli Stati "a proteggere la popolazione civile e obiettivi civili dal regime di Gheddafi, arrestando gli attacchi via aria, via terra e le forze di mare sotto il controllo del regime di Gheddafi". Washington sarebbe infatti molto preoccupata dell'avanzata delle truppe di Gheddafi verso Bengasi e l'emendamento sarebbe il risultato della convinzione che la no-fly zone non sia sufficiente per proteggere i civili.

Gheddafi avanza
Gheddafi, dopo aver detto al francese Le Figaro che non ci potrà essere alcun dialogo con i ribelli, all'emittente libanese Lbc assicura che il popolo è con lui e che per prendere Bengasi non servirà una battaglia: "Tutti i luoghi in cui (i ribelli) si nascondono, sono in via di bonifica grazie all'aiuto del popolo, sono loro a dire dove si nascondono", ha detto il rais.

Gli insorti smentiscono la tv
Un portavoce degli insorti in Libia ha detto oggi che la forze armate di Gheddafi sono ancora lontane da Bengasi, smentendo cosi' la tv di stato libica che aveva detto in precedenza che le forze lealiste si trovavano alle porte del capoluogo della Cirenaica, caposaldo dei ribelli.
"Non sono vicini a Bengasi", ha deto Essam Gheriani, portavoce della coalizione degli insorti '17 febbraio'. Gheriani ha aggiunto che le forze fedeli al colonnello hanno raggiunto la citta' petrolifera di Zueitina ma ha aggiunto che "sono state circondate dalle forze rivoluzionarie".

Ci riprendiamo Misurata
Una stretta finale preannunciata ieri da una guerra di comunicati fra il regime e gli insorti rintanati in Cirenaica: il figlio di Muammar Gheddafi Seif al-Islam aveva detto a Euronews che "le operazioni militari sono terminate, tutto sara' finito in 48 ore, le nostre forze sono vicine a Bengasi". "Solo propaganda" aveva replicato il Consiglio nazionale transitorio (Cnt), il "governo" dell'insurrezione, secondo cui "a Bengasi la situazione è tranquilla come ieri". Poi in serata lo stesso Gheddafi ha affermato alla tv libica che le forze a lui fedeli scateneranno oggi una "battaglia decisiva" per prendere il controllo di Misurata, terza citta' del Paese 150 km a est di Tripoli, ancora in mano agli insorti.

In giornata i bombardamenti sui quartieri di Bengasi più vicini all'aeroporto.

rainews24.rai.it/Gheddafi alle porte di Bengasi

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