giovedì 17 marzo 2011

Sclerosi multipla: Zamboni incassa le prime conferme

FERRARA. Nell'aula magna messa a disposizione dal Cnr siedono medici e pazienti, giornalisti e rappresentanti di associazioni.
Sul palco gli oratori, con interventi di un quarto d'ora, illustrano i dati delle ricerche svolte nell'ultimo anno in Italia e all'estero. Tutti a consulto per valutare i risultati più recenti scaturiti dal filone di studi avviato a Ferrara dal prof. Paolo Zamboni e dai suoi collaboratori sul rapporto fra Ccsvi e sclerosi multipla.
L'insufficienza venosa cronica cerebro-spinale (Ccsvi), individuata dallo studioso ferrarese, è oggi ritenuta da una parte del mondo scientifico una concausa della sclerosi multipla. Gli specialisti di riferimento per i pazienti sono i neurologi, comunità scientifica che a parte rari casi, come quello del dr. Fabrizio Salvi, medico del Bellaria diventato uno dei principali collaboratori di Zamboni, guarda con diffidenza agli studi eseguiti sulla Ccsvi.

Nella sede del Cnr, dove ieri e lunedì si è svolto il congresso della Società internazionale per le malattie vascolari (Isnvd), i neurologi erano gli specialisti meno presenti, come ha osservato lo stesso Salvi.

«Qui però si stanno fondando le basi di un nuovo approccio interdisciplinare - ha sottolineato il medico del Bellaria - che affianca al neurologo il lavoro di tanti altri specialisti, dal chirurgo vascolare al radiologo interventista». E' la loro opera, testata e verificata in vari Paesi, ad aver aperto un nuovo scenario per la diagnosi e la terapia della malattia. In Usa, Polonia, Giordania e in altri Paesi si è riscontrato, ha confermato ieri Zamboni, «che la Ccsvi è associata alla sclerosi multipla in oltre il 90% dei casi».

La controprova è stata acquisita in Michigan (Wayne State University), dove si è calcolato che la prevalenza della Ccsvi in soggetti sani risulta solo dell'8% e in un altro studio non supera il 13%. Dati confortati dai riscontri acquisiti dal prof. Bastianello (Italia), che grazie all'attivazione di un osservatorio epidemiologico internazionale ha raccolto le diagnosi di oltre 700 pazienti sottoposti ad ecocolordoppler: l'associazione fra Ccsvi e sclerosi multipla è stata confermata nell'86% dei casi.

Numeri sui quali invita alla cautela il prof. Robert Zivadinov (Usa): «Non vogliamo creare false aspettative - ha dichiarato ieri durante la conferenza stampa - sono necessari altri studi per valutare l'impatto della Ccsvi sul decorso della sclerosi multipla e gli effetti del trattamento sulla qualità della vita. L'unica strada da percorrere è quella degli studi realizzati con criteri scientifici rigorosissimi».
La ricerca intanto ha iniziato ad indagare il rapporto di causalità tra le ostruzioni venose e l'asfissia delle cellule nervose, un meccanismo che assegna implicitamente un ruolo alla Ccsvi nel processo di degenerazione neurologica.

Diversi i sistemi diagnostici impiegati, alcuni ancora da perfezionare, come la pletismografia cervicale, messa a punto dal Centro di malattie vascolari dell'Università di Ferrara.
Riguardo alla terapia, in California il dottor Hubbard ha riscontrato il miglioramento delle facoltà cognitive in un gruppo di pazienti sottoposti ad angioplastica (l'intervento di liberazione delle vene ostruite suggerito per la cura della Ccsvi dallo staff di Zamboni).

L'affaticamento cronico, uno dei sintomi più disabilitanti della sclerosi multipla, è diminuito in un altro gruppo di pazienti operati dall'equipe del dottor Mehta (New York). Infine, l'importanza dei meccanismi vascolari nell'insorgenza di altre patologie (come demenza, alzheimer, parkinson) è stata ipotizzata da studiosi come Iadecola e Zlokovic.
 16 marzo 2011

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