venerdì 6 maggio 2011

Quattro conti sulla morte di Bin Laden

05/05/2011
L'ANALISI. La missione in Afghanistan costa sempre di più, mentre la sicurezza e l'economia locale sono un disastro. Gli Usa devono scappare appena possibile. E la morte del capo di Al Qaeda sembra portare un messaggio quanto mai utile al ritiro.

Che il temuto Osama sia morto proprio ora è davvero una fortuna. Perché? A volte i numeri aiutano a capire. Nella loro freddezza forniscono informazioni che altrimenti si perdono tra analisi geopolitiche e retroscena, opinabili, dell’attività dei servizi segreti di Paesi come il Pakistan. Il costo cumulato delle guerre al “terrore” degli Usa, ovvero Iraq e Afghanistan, quest’anno supererà quota 1,3 trilioni di dollari (1.300 miliardi). E parliamo del solo costo militare. Esclusi quindi i contratti per la ricostruzione di Usaid e affini. Soldi che gli Usa non hanno più, vista la terribile crisi che attraversano dal 2007.

Non a caso, subito dopo la sua elezione, Obama ha accelerato il ritiro dall’Iraq e il costo annuale della missione Usa è crollato dai 142 miliardi l’anno ai circa 66 del 2010. Nel frattempo però sono esplosi i costi della missione afgana che nel 2011 costerà circa 120 miliardi, il doppio dell’Iraq. Il “sorpasso” è avvenuto già l’anno scorso: a febbraio Kabul batteva Baghdad 7 a 5,5 (miliardi).
L’Afghanistan è l’incubo, oltre che della politica, della contabilità militare di Washington. È un luogo difficile in cui fare la guerra perchè la logistica è complessa. Come dicono gli americani: «In Iraq è semplice, fai arrivare la roba in Kuwait e poi prendi l’autostrada». In Afghanistan è impossibile, i soli costi di carburante si mangiano una quota consistente del budget. Oltre e prima dei soldi ovviamente ci sono le vittime militari e civili. Che fanno fare una pessima figura ai politici di fronte all’opinione pubblica. Sono quasi 2 mila i soldati stranieri caduti nel decennio di occupazione.
Ma sono le vittime civili (sempre più difficili da computare) a dare i brividi: in media mille l’anno nel decennio. E in aumento se l’anno scorso (il più cruento dall’inizio della missione) ne sono morti quasi 2.800 secondo l’Onu. In questo computo non rientrano i civili che muoiono di diarrea in estate e di polmonite in inverno, in un Paese che in larga parte vive ancora il medioevo islamico. E sì, perchè nonostante i 150 mila soldati stranieri, il governo Karzai da noi sostenuto, e il trilione speso nel decennio, agli afgani non gli abbiamo davvero migliorato la vita granché.
Se è vero che per i canali di irrigazione (di un Paese essenzialmente agricolo), si spendono solo 100 milioni di dollari l’anno. Tanto quanto costano 100 marines. Ricapitolando. Gli Usa spendono una cifra enorme (e crescente) in un Paese la cui sicurezza ed economia... peggiorano. In cui poche migliaia di Taliban in ciabatte e cenci, con vecchi Ak47, a bordo di pick up Toyota seminano il terrore fra gli armatissimi, blindatissimi, soldati occidentali. E non è che se lo possano permettere: il debito pubblico Usa sta per superare il 100% del Pil, ed è prossimo a un declassamento.
Stanno stampando talmente tanti dollari che la loro valuta collassa ogni giorno di più. L’Afghanistan è quindi da tempo un incubo per gli Usa. Da cui fuggire a gambe levate (non c’è nessun pozzo petrolifero da sfruttare tra l’altro). Fermi tutti: è morto Bin Laden e Al Qaeda è in rotta. Che fortuna.

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