mercoledì 11 maggio 2011

USURA DI STATO. C'E' CHI MUORE DI EQUITALIA

Ecco le cifre di EQUITALIA: più di 7 milioni di fermi amministrativi, quasi 4 milioni di immobili ipotecati, più di un milione di conti correnti sequestrati, in questi ultimi 2 anni più di 1200 di piccole imprese hanno dovuto dichiarare fallimento con la diretta conseguenza dell’annientamento di oltre 8000 posti di lavoro. Milioni di famiglie italiane gettate sul lastrico. Ecco i numeri del dissesto sociale provocato da EQUITALIA.

Ormai viviamo  in  un  contesto  sociale  che s’è  imbastardito. Cartelle  pazze, semafori  truccati, debiti  irrisolti  delle  vecchie  società  di  riscossione  che  vengono riversati  sui  cittadini (vedi  Tributi  Italia  di  Aprilia  e  Gestline) ipoteche  illecitamente  applicate,  etc  etc. Nella  stragrande  maggioranza  dei  casi  questi  provvedimenti vengono  attuati  senza  che  i  cittadini  interessati  ne  siano informati. In  un  periodo di  grave  crisi  economica  come  quello  in  cui  viviamo è  assolutamente impensabile continuare  con  questa  mattanza sociale,  attuata da  una  società  pubblica (come  EQUITALIA) che  applica  metodiche mafiso/criminali, tassi  da  usura, senza  porre  la  benchè minima attenzione  alle  condizioni  personali dei  cittadini. E’  un  sopruso  di  Stato. Intanto  da  Torino  arriva  (l’ennesima)  storiaccia  di malaEquitalia.

"Mio marito, morto di crepacuore vittima di Equitalia"
http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/396511/

«Per 6 mila euro ci hanno ipotecato casa e tolto i fidi»
(Marco Accostato – La Stampa) Torino

“Le case non si toccano... non si può fare ammalare così la gente”, diceva un anno fa Mauro Bordis, con le lacrime agli occhi, di fronte alle telecamere di Report, durante una puntata-inchiesta su Equitalia. Piccolo artigiano esperto in antichità e restauri, aveva da poco scoperto di avere la casa di Moncalieri ipotecata e i fidi bancari sospesi per una cartella esattoriale da 6 mila euro. Un piccolo debito, una somma non pagata entro la data di scadenza.

«Non si può fare ammalare così la gente». Parole tragicamente premonitrici: un anno dopo, Bordis non c’è più. E’ morto d’infarto mentre lottava contro le cartelle di Equitalia, travolto dall’angoscia di vedersi non solo ipotecare casa, ma persino bloccare gli strumenti di lavoro per quel debito da qualche migliaio di euro con le tasse. Un paradosso. Un caso fra migliaia, storie di piccoli imprenditori «che non hanno evaso e non intendono evadere il fisco, ma che la crisi ha soltanto messo nelle condizioni di non riuscire a pagare subito i debiti con lo Stato». Bordis è morto d’infarto e la sua storia è diventata l’emblema di una battaglia di giustizia portata avanti dalla moglie Ewa Mayer, ospite domenica sera del Senso della Vita, la trasmissione di Paolo Bonolis su Canale 5.

«Non è quel debito ad avere ucciso mio marito», sospira la vedova Bordis. «E’ il girone infernale che non t’immagini nel quale siamo precipitati per quel debito da nulla. E con noi, molte altre famiglie. Prima che ne fossimo informati, la banca sapeva già che eravamo “cattivi pagatori”, così ci ha contattato perché restituissimo entro cinque giorni 25 mila euro che ci aveva concesso di fido». Nessuno ti fa più credito, nessuno si fida più, se Equitalia ti «bolla» come pagatore inaffidabile. In poche ore si può mettere in ginocchio una vita, addirittura una famiglia intera, contribuire al fallimento di un’azienda già in difficoltà. Il colpo di grazia. E’ la storia dei Bordis, ma lo sanno bene circa 100 mila famiglie che in Piemonte si ritrovano oggi con una casa sotto ipoteca o con le ganasce fiscali all’auto. Ewa Mayer è una delle persone che - grazie al consigliere regionale Alberto Goffi, Udc - aderirà a una class action nazionale che s’intende lanciare contro Equitalia. Il marito Mauro aveva 58 anni, era artigiano da 38.

«Ai nostri figli - dice la Mayer - abbiamo sempre insegnato l’onestà. Oggi, vedendo in quale situazione ci siamo trovati, e pensando a quegli evasori di lusso che hanno portato capitali all’estero risolvendo poi tutto con uno scudo fiscale al 5 per cento, non so più che cosa sia meglio insegnare. Se conviene essere onesti oppure furbi».

A Genova ieri  alcuni  movimenti  hanno voluto compiere  un gesto  simbolico di  solidarietà. Un  blitz in  piena  regola. E’ stato "Pignorato" l'ufficio dell'assessore comunale al Bilancio, Franco Miceli. Una cinquantina di partecipanti al cartello "Uniti contro la crisi", che riunisce precari, centri sociali, alcune sigle sindacali, operatori sociali, vestita con tute azzurre ed equipaggiata con adesivi "pignorato!" è entrata nell'ufficio dell'assessore, all'ottavo piano di Palazzo Tursi. Dopo aver etichettato scrivanie, piante, schedari, sedie e battenti di porte, li hanno trasferiti nel corridoio, sotto gli occhi attoniti di Miceli. "Abbiamo voluto far provare all'assessore e ai funzionari ciò che probabilmente non proveranno mai ma che invece capita ad un numero sempre maggiore di persone - spiegano Uniti contro la crisi - esigiamo la sospensione delle esecuzioni e l'annullamento dei crediti, di competenza del Comune, per tutte le persone con un reddito inferiore ai 30.000 euro annui".

noiconsumatori.org/Usura di Stato C’è chi muore di Equitalia

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