lunedì 28 febbraio 2011

Spiegel attacca Berlusconi sulla Libia e rivela: gli Usa lo hanno richiamato all’ordine

27 febbraio 2011
Secondo il quotidiano tedesco, il Premier avrebbe impedito una risoluzione Europea contro i massacri, cedendo solo dopo delle dure telefonate della Clinton


Ci va giù pesante Hans-Jürgen Schlamp, autore dello Spiegel che ha firmato un duro articolo contro Silvio Berlusconi dal titolo “Baciare le mani del dittatore”, un gesto – ricorda il giornalista - riservato solitamente al Papa. Secondo lo Spiegel, “pochi paesi hanno da perdere per la caduta del dittatore quanto l’Italia, che ha con questo intrecciato proficui rapporti economici”. “Berlusconi è rimasto a lungo fedele al suo compagno – dice ancora l’articolo – Proprio la scorsa settimana, quando Gheddafi aveva già iniziato a sparare e bombardare i libici che protestavano contro il suo regime, Berlusconi ha rifiutato di pronunciare una sola parola di critica, dicendo che preferiva non “disturbare” Gheddafi”.

In più, rivela il giornale, “Lunedi, l’Italia ha bloccato una risoluzione europea che condannava i massacri. Solo dopo che Washington ha esercitato forti pressioni – anche con diverse telefonate dal Segretario di Stato Hillary Clinton a Roma – Berlusconi ha deciso di cambiare idea”. Non manca una nota ironica al riguardo: “quando finalmente ha fatto, però, lo ha fatto completamente, tanto” da dare del “pazzo” al suo ormai ex amico.

GRANDE DANNO PER ROMA – Il giornale tedesco si sofferma molto sui rapporti economici fra i due paesi, descrivendoli nel dettaglio “Il danno per l’Italia è già immenso. La Libia, dopo tutto, è molto di più per l’Italia che un semplice fornitore di materie prime e grande importatore di prodotti italiani. Ha partecipazioni in numerose imprese italiane, come il 7,2% che la rende l’azionista più potente in Unicredit, la maggiore banca d’Italia. In più il vice presidente della banca è un libico, Farhat Bengdara, che è anche il capo della banca centrale di Tripoli.

La sua ubicazione è sconosciuta al momento. Il presidente di Unicredit Dieter Rampl ha dichiarato che non hanno contatti con Bengdara.” Ce n’è anche per Finmeccanica e Eni ovviamente “Anche Finmeccanica è in parte di proprietà libica, come il gigante Eni. I libici, in più, hanno anche il 7% della Juventus, uno dei club di calcio più popolari. A prima vista, le aziende sembrano piccole – solo il 2 per cento a Finmeccanica e poco più a Eni. Ma l’importanza risiede nella dipendenza reciproca dietro quelle aziende. Prendete Eni, per esempio, che è conosciuto in tutta Europa per la sua catena di distributori di benzina Agip. L’impresa ex statale ha investito oltre 50 miliardi di dollari l’esplorazione ed estrazione di petrolio e gas in Libia.Ulteriori miliardi di investimenti da parte delle società sono tenuti a seguire nei prossimi anni.”

PAURA - Ma ora che i rapporti si sono sfilacciati, prevarrebbe la paura secondo il giornalista, che cita cablogrammi Wikileaks per ricordare di come, durante la prima visita di Gheddafi a Roma, Berlusconi si fece iniettare del potente antidolorifico pur di essere ad accoglierlo, temendo le sue ire. Oggi il timore è per i 10 mila italiani ancora in Libia e per la vicinanza – troppa – a un dittatore vendicativo. E disperato.

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