Il Quirinale: servono correttivi
ROMA
Il governo incassa al Senato, senza apporre la fiducia, il via libera definitivo al decreto Milleproroghe. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano promulga, due ore dopo il voto finale di Palazzo Madama, il testo su cui aveva fatto sentire la propria voce imponendone un «dimagrimento».
Il Quirinale prende atto che «Governo e Parlamento hanno provveduto ad espungere dal testo molte delle aggiunte sulle quali erano stati formulati rilievi» dal presidente della Repubblica. E soprattutto, apprezza «l’impegno assunto dal Governo e dai presidenti dei gruppi parlamentari di attenersi d’ora in avanti al criterio di una sostanziale inemendabilità dei decreti legge».
È dunque realistico pensare che questo Milleproroghe approvato sul filo del rasoio (scadeva infatti domani) segni la fine dei decreti legge che, per usare le parole dell’opposizione, «da destriero si trasformano in ippopotamo». E nel caso di questo specifico provvedimento, sottolinea il Quirinale, «restano comunque disposizioni in ordine alle quali potranno essere successivamente adottati gli opportuni correttivi, alcuni dei quali sono del resto indicati in appositi ordini del giorno approvati dalle Camere o accolti dal Governo». Come quelli sull’anatocismo (il pagamento di interessi sugli interessi). Ma soprattutto quello che impegna il governo «ad adottare le opportune iniziative a prorogare per un congruo periodo» il divieto di incrocio di proprietà di tv e stampa.
Il testo è passato con 159 sì, 126 no e due astenuti. Al voto si sono espressi contro i sei senatori rimasti in Fli. Tra i fuoriusciti, invece, Giuseppe Menardi e Francesco Pontone si sono schierati a favore. Non hanno invece partecipato al voto Pasquale Viespoli e Maurizio Saia.
La maggioranza accoglie con soddisfazione il via libera al decreto, passato in una mattinata tranquilla di lavori e senza richiedere a Palazzo Madama la fiducia che era stata necessaria a Montecitorio. «Possono mangiarsi anche il fegato. Questo governo va avanti accrescendo i propri numeri», dice il ministro Roberto Calderoli, mentre per Maurizio Gasparri «ancora una volta un provvedimento è stato approvato con una larga maggioranza e questo dimostra che il governo ha sia consenso nel Paese sia una prevalenza in Parlamento». Come un «frutto deforme del governo» ha invece definito Anna Finocchiaro il dl che, ha aggiunto, «aumenta le tasse». Mentre per Alfonso Mascitelli (Idv) il testo è «un contenitore vuoto di mille prese in giro e di mille ipocrisie».
Il governo incassa al Senato, senza apporre la fiducia, il via libera definitivo al decreto Milleproroghe. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano promulga, due ore dopo il voto finale di Palazzo Madama, il testo su cui aveva fatto sentire la propria voce imponendone un «dimagrimento».
Il Quirinale prende atto che «Governo e Parlamento hanno provveduto ad espungere dal testo molte delle aggiunte sulle quali erano stati formulati rilievi» dal presidente della Repubblica. E soprattutto, apprezza «l’impegno assunto dal Governo e dai presidenti dei gruppi parlamentari di attenersi d’ora in avanti al criterio di una sostanziale inemendabilità dei decreti legge».
È dunque realistico pensare che questo Milleproroghe approvato sul filo del rasoio (scadeva infatti domani) segni la fine dei decreti legge che, per usare le parole dell’opposizione, «da destriero si trasformano in ippopotamo». E nel caso di questo specifico provvedimento, sottolinea il Quirinale, «restano comunque disposizioni in ordine alle quali potranno essere successivamente adottati gli opportuni correttivi, alcuni dei quali sono del resto indicati in appositi ordini del giorno approvati dalle Camere o accolti dal Governo». Come quelli sull’anatocismo (il pagamento di interessi sugli interessi). Ma soprattutto quello che impegna il governo «ad adottare le opportune iniziative a prorogare per un congruo periodo» il divieto di incrocio di proprietà di tv e stampa.
Il testo è passato con 159 sì, 126 no e due astenuti. Al voto si sono espressi contro i sei senatori rimasti in Fli. Tra i fuoriusciti, invece, Giuseppe Menardi e Francesco Pontone si sono schierati a favore. Non hanno invece partecipato al voto Pasquale Viespoli e Maurizio Saia.
La maggioranza accoglie con soddisfazione il via libera al decreto, passato in una mattinata tranquilla di lavori e senza richiedere a Palazzo Madama la fiducia che era stata necessaria a Montecitorio. «Possono mangiarsi anche il fegato. Questo governo va avanti accrescendo i propri numeri», dice il ministro Roberto Calderoli, mentre per Maurizio Gasparri «ancora una volta un provvedimento è stato approvato con una larga maggioranza e questo dimostra che il governo ha sia consenso nel Paese sia una prevalenza in Parlamento». Come un «frutto deforme del governo» ha invece definito Anna Finocchiaro il dl che, ha aggiunto, «aumenta le tasse». Mentre per Alfonso Mascitelli (Idv) il testo è «un contenitore vuoto di mille prese in giro e di mille ipocrisie».
26/02/2011

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