La situazione alla centrale nucleare di Fukushima è ancora molto grave e si teme, in particolare, per il riversamento di acque contaminate in mare. Questo influenza anche il commercio mondiale: si temono gli effetti del pesce pescato nel Pacifico e alle dogane si effettuano controlli veterinari serrati. Il Giappone chiede reazioni meno eccessive.
Da Fukushima non arrivano ancora buone notizie. La pesca nella zona attorno all’impianto della Tepco è vietata, ma questo era prevedibile e, quando le autorità lo ricordano, non suona certo come una rassicurazione o un motivo per complimentarsi con loro. Si teme ora per la sorte del mare attorno alla centrale, nel quale sarebbero finite acque contaminate, ma non è stato reso noto in quale modo sia avvenuta tale contaminazione. Si pensa però a fratture nei reattori numero 1, 2 e 3, che avrebbero lasciato fuoriuscire acque radioattive.
Il perimetro da evacuare attorno alla centrale è stato tenuto a 20 km, nonostante le richieste dell’IAEA, l’Agenzia internazionale per l'energia atomica, che avrebbe ottenuto risultati preoccupanti anche a 30 km ed oltre dall’impianto.
A casa nostra, in Italia, l’allarmismo porta a chiedersi come si possano conoscere i valori delle sostanza radioattive eventualmente finite sul nostro suolo o magari già sulle nostre tavole. I dati ufficiali sono quelli che parlano di valori assolutamente normali, confermati dai controlli automatici dei Vigili del Fuoco e dai nuclei Nbcr (per la difesa nucleare, biologica, chimica e biologica) dei loro comandi provinciali. Concorde sui dati anche l’Ispra, che scrive così sul suo sito: “I risultati delle misure di concentrazione in aria effettuati tra il 23 e il 31 marzo hanno evidenziato in alcuni campioni la presenza di piccole tracce di Iodio 131; ed in un campione piccole tracce di Cesio 137. Inoltre, alcune Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente hanno rilevato la presenza di tracce di Iodio 131 nella deposizione al suolo. Tali valori non hanno alcuna rilevanza dal punto di vista radiologico e sono tali da non costituire alcun rischio di tipo sanitario”.
Ma quali ripercussioni hanno in Italia le notizie che provengono dal Giappone? Come abbiamo visto ieri, si continua a ragionare sul nostro futuro energetico e si riflette sul possibile ripensamento della Francia sul nucleare. Il presidente dell'Agenzia Francese della Sicurezza Nucleare, André Claude Lacoste, infatti, avrebbe ipotizzato uno slittamento dei lavori di costruzione dell'EPR, vale a dire il tipo di centrali nucleari alle quali si penserebbe nel nostro Paese. Il problema, peraltro sarebbe alquanto grave: secondo un esperto, Jacques Foos, ex professore al Conservatoire National des Arts et Métiers (CNAM), la centrale di Flamanville, già in costruzione lungo la costa Nord, sarebbe esposta a rischi simili a quelli di Fukushima, come per giunta altri due impianti in esercizio.
Il nostro governo potrà mai fare un passo indietro? Dopo la moratoria che rimanda di un anno l’individuazione dei siti che dovrebbero ospitare le nostre centrali, a parlare è stato Giulio Tremonti. Secondo il ministro dell’Economia, la riflessione deve tenere conto anche della “componente emotiva” e, soprattutto, dei costi che occorrerebbe sostenere – decommissioning compreso - qualora il ritorno dell’atomo diventasse concreto.
Sulla sperimentazione, tuttavia, l’Italia non si ferma. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, è intervenuto (attraverso un messaggio scritto inviato da Londra)al convegno Global Energy di Washington. “Sul progetto Ignitor' nel settore della fusione nucleare vi è 'interesse da parte dell’Italia ad una collaborazione trilaterale con Russia e Stati Uniti'', ha affermato Frattini. Stiamo parlando, in sintesi, del progetto di sperimentazione che non è mai stato avviato in Italia a causa dei costi troppo elevati e che nell’aprile del 2010 – con la firma di un memorandum del nostro presidente del Consiglio – è stato spostato in territorio russo.
Sul fronte del commercio, non mancano le preoccupazioni. Se alle dogane verranno effettuati controlli rigorosissimi, qualcuno potrebbe fare in modo che pesce non controllato venga immesso nel nostro mercato. Senza contare che il Giappone era il maggior consumatore mondiale di pesce e ne importava parecchio: cosa accadrà al nostro sistema economico se i consumi si orientassero in maniera differente?
Ma per la maggior parte degli italiani la domanda più pressante è un’altra: ci sono specie che non dobbiamo mangiare per evitare rischi? Ebbene, nel Pacifico si pescano soprattutto merluzzo lampuga, pesce spada, tonno, pesce vela, cernie e molluschi. L’importante è evitare il cibo in scatola di cui non si consoce l’esatta provenienza, ma noi abbiamo a disposizione un asso nella manica: il banco del pesce fresco.
In una informativa all'Organizzazione mondiale del commercio, il Giappone ha annunciato di monitorare la contaminazione radioattiva, ma in cambio chiede ai Paesi membri del Wto di non reagire in modo eccessivo, visto che, in ogni caso, sono state bloccate le esportazioni di verdura e latte provenienti dalle zone vicine a Fukushima.
greenbiz.it/tutto-quello-che-sta-succedendo-in-italia-dopo-fukushima
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