Continuano gli arrivi dei barconi e la corsa contro il tempo per i trasferimenti. Protesta al Villaggio della solidarietà
E' emergenza nell'emergenza a Lampedusa, dove gli sbarchi di immigrati non si fermano e adesso manca anche l'acqua. La denuncia è arrivata dal Comune secondo cui la richiesta di fornitura straordinaria di 20.000 metri cubi d'acqua, fatta già da un mese, non ha avuto ad oggi la copertura economica da parte del ministero della Difesa.
"La popolazione di Lampedusa quindi, oggi composta di 5.500 isolani, 5.000 profughi e 400 delle forze dell'ordine, ha anche il problema dell'approvvigionamento idrico. Evidentemente tale carenza complica ulteriormente la situazione dell'isola. Non c'è l'autonomia sufficiente per assicurare la fornitura agli oltre 11.000 presenti", conclude la nota dell'amministrazione comunale.
Intanto le motovedette della Guardia di finanzia hanno intercettato, a nove miglia dalle coste di Lampedusa, una barca con a bordo 32 immigrati. Si tratta dell'ennesimo sbarco in queste ultime ore, nelle quali sono approdati sull'isola in totale 495 immigrati. Per alleviare la situazione sull'isola siciliana, oggi 150 minori saranno imbarcati a bordo di un traghetto di linea che li trasferirà a Porto Empedocle. Sempre oggi riprenderanno i ponti aerei che trasferiranno fuori dall'isola 5-600 immigrati per inviarli nei diversi centri d'accoglienza dislocati sul territorio nazionale. Domattina nella rada lampedusana tornerà la nave della Marina militare San Marco, che imbarcherà altre 500 persone circa, proseguendo il suo servizio di spola tra Lampedusa e la Sicilia.
E la situazione è tesa anche a Mineo, dove i dodici sindaci del Calatino, il territorio dove sorge il "Villaggio della solidarietà", hanno organizzato un presidio davanti all'ingresso del residence degli Aranci. I sindaci hanno chiesto un incontro con il prefetto di Palermo e commissario straordinario per l'emergenza immigrati Giuseppe Caruso, per chiedere al governo di rivedere la decisione di trasferire a Mineo gli extracomunitari giunti alle Pelagie, attenendosi piuttosto al patto sottoscritto nelle scorse settimane e che prevedeva l'ingresso al villaggio della solidarietà, solo dei richiedenti asilo politico già ospitati nei cara italiani.
Intanto Luca Zaia ha lanciato la proposta di cacciare i falsi profughi col telefonino e scarpe firmate che approfittano del conflitto per sbarcare sulle coste italiane. A Lampedusa, ha detto il governatore del Veneto, sono arrivati anche tunisini "con le scarpe da ginnastica firmate, il giubbottino all'occidentale e il telefonino in mano di sicuro non è gente che può chiedere asilo politico". Motivo per cui "vanno espulsi" subito.
tmnews.it/emergenza stranieri lampedusa

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